Traslazioni

Traslazioni di carta

Molti giovani artisti rincorrono esperimenti linguistici innovativi. Fondano le loro espressioni sull’uso di tecniche e materiali non convenzionali, nutrendosi alle radici storiche dell’arte del ‘900, delle avanguardie e delle post-avanguardie. Per lo più accade che le loro ricerche visuali sfocino nell’ingenua imitazione di cose già fatte o comunque reiterazioni di modi ritardatari ormai espressi nei decenni scorsi: ciò ha reso il fare artistico statico e stagnante. Cosimo Epicoco ha preso coscienza ditale situazione culturale e ha avviato, non senza ibride “citazioni”, una personale sperimentazione dagli esiti non privi di originalità; egli, attraverso un’indagine sui processi, sugli strumenti e sui materiali operativi propri della pittura, ha ottenuto una riduzione sino all’azzeramento della tecnica tradizionale.
Epicoco ha intrapreso un percorso di ricerca procedurale e materica che gli consente di traguardare effetti estetici nel superamento della convenzionale pittura resa apparente, virtuale. Le sue attitudini tecnico-sperimentali gli hanno fatto mettere da parte tavolozza e colori per progettare opere che si aprono a nuove poetiche. Ha spostato il gesto esecutivo dall’atto del dipingere a quello del ricoprire superfici piccole e grandi mediante stesure sovrapposte di fogli di carta velina colorata. Vengono così dislocate in successione molteplici carte bagnate con pennellate di vinavil diluito in acqua. Le tessiture cartacee cunquistano la superficie, del legno o della tela, negandola alla pittura. I progetti prevedono composizioni impaginate su supporti di forma geometrica quadrangolare o triangolare. L’impresa di trasferire le qualità del medium pittorico ad un’altra componente fisica espressiva, la carta, comporta per Epicoco condizionamenti esecutivi propri ditale materiale leggero e delicato: dal taglio o dallo strappo ai collages e alle manipolazioni. Le carte veline occupano l’interno dello spazio secondo rigide formulazioni aniconiche che rasentano un carattere decorativo. I fogli sono sezionati per lo più seguendo linee rette o lievemente flettenti. I ritagli di- ventano la pelle dei quadri. Sui supporti lignei Epicoco non manca di tracciare a mano alcuni segni di matita che riaffiorano impalpabili tra le cromìe cartacee. Oppure, dopo aver steso la colla per inumidire le carte, le ferisce col pirografo, con tensione ed energia, sino a segnare le tavole sottostanti. Le pennellate intrise di colore si scorgono rare e impercettibili: segni appena esistenti.
Con un controllo accurato delle procedure Epicoco dispone carte monocrome differenziate da lievi varianti di gamma: colori accesi e squillanti o scuriti e tendenti al nero, senza alcuna prevalenza nelle combinazioni. I campi cromatici seguono configurazioni di disorientante geometria. I confini tra le stesure marcano le tarsie degli incastri cromatici. I livelli emergono sovrapelle tra le superfici increspate o sprofondano gradualmente velina sotto velina. Cosimo Epicoco si avventura tra i colori. Le carte umettate scaricano e dilatano casualmente i limiti delle partiture. Le tinte liberate dall’impasto cartaceo si distendono, contaminano le campiture contigue, si imparentano. Non s’avvertono nitidi scarti di luci e ombre. L’articolata modulazione tonale è ottenuta dalle trasparenze cartacee, dalle sovrapposizioni monocrome, dai sottili trapassi.
L’artista procede per esecuzioni veloci nella metamorfosi delle carte sino a renderle sensorialmente illusioni visive. Ogni quadro presenta aspetti linguistici di consapevole, costante eclettismo che ricalca le poetiche del minimalismo e del concettualismo. Inoltre Epicoco rievoca le soluzioni formali dell’astrattismo geometrico, rivisita certe composizioni informali prossime all’espressionismo astratto; i suoi segni e suoi gesti, latamente, ricordano certe composizione di Hartung o le scritture di superficie di Capogrossi. Ma soprattutto si rivela artista raffinatamente legato a un clima estetico matericocromatico avvertito delle “provocazioni” di un Burri. Lo indicano la fisicità del materiale cartaceo, le suggestioni dei colori, la testura generata dai rilievi del vinavil essiccato. I lavori di Cosimo Epicoco invogliano un’indagine percettiva tattile.
Mediante l’applicazione di materia cartacea colorata Cosimo Epicoco trasforma, dunque compone le troslaziooi: imitazioni di una pittura che non è più tale. Né tecniche di stesura a pennello, né paste cromatiche ma utilizzo di strisce di carta, materia povera, vile. Il valore dato alla serie dei lavori sta nel processo operativo che non concede più nulla agli strumenti tradizionali del fare pittorico una volta avviato il trasferimento dell’atto creativo ad altro mezzo fortemente espressivo. L’idea delle trns lozioni conduce l’oggetto già pittorico verso qualcosa altro da sè; in pochi momenti esecutivi la codificazione ordinaria della pittura è trasmutata in dimensione materica.
I modi procedurali di Epicoco ricalcano gli impegni assunti con se stesso e con gli altri. Asperità e complessità del vivere quotidiano interagiscono nella sua psiche. Così come affronta l’attività educatrice dai risultati improbabili (lui insegna a soggetti autistici e down), alla stessa maniera Cosimo Epicoco combatte i limiti della materia, la sua inaccessibilità, la sua non governabilità. Perché la carta non è gestibile; diversamente dalle paste cromatiche non si lascia plasmare, definire, contornare, sbavare. Nel taglio delle carte c’è sempre l’evocazione di un oggetto, un episodio, un ricordo che ispira il lavoro. Vi sono entità astratte presenti nel vissuto tanto povero di immagini quanto denso di sofferenze altrui. Con coerenza Epicoco ha sempre cercato di dimostrare che il fare dell’arte deve tendere simbolicamente ad esprimere i disagi sociali e indicare valori morali, essere in grado di comunicare le esperienze, espandere i rapporti umani. Così che il campo d’azione artistica metaforicamente diviene una realtà idealizzata da cogliere ricercando nuove percezioni, nuovi equilibri estetici. L’artista testimonia nel suo lavoro le possibilità di sconfinare, di confrontarsi con realtà che paiono lontane, aliene alla nostra mittine quotidiana.
Le masse cromatiche delle carte incollate sui pannelli sembrano estendersi in moto continuo ben oltre i limiti campiti, al di là degli spazi reali del supporto, sono il transfert potente che trasmette sensazioni forti come possono esserlo gli ideali pedagogici di Cosimo Epicoco.
MASSIMO GUASTELLA

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